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Abiti da sposa: le origini

Abiti da sposa immacolati, bianchi, da favola, indossati una sola volta e poi nascosti in qualche armadio non erano lo standard fino a pochi decenni fa.

Prima di allora i vestiti da giorno colorati erano la norma per le spose di tutte le classi sociali. Fino agli anni ‘40 non era comune acquistare un abito nuovo e in occasione del matrimonio ci si sposava semplicemente indossando il vestito migliore del proprio guardaroba. L’abito veniva poi indossato di nuovo nella vita di tutti i giorni, modificato nel corso degli anni per adattarsi alla moda e a una figura mutevole.

Nel 1840 la regina Vittoria diede vita alla tradizione di indossare il bianco nel giorno delle nozze, dall’inizio del Ventesimo secolo il colore più casto divenne il prescelto dalle spose dell’alta società.

L’idea di «un vestito per un giorno» nacque solo più tardi e la tendenza del bianco non decollò fino alla fine della Seconda guerra mondiale, quando le tecniche di lavanderia diventarono più avanzate.

In un’epoca senza lavatrici, l’abito da sposa bianco non rappresentava verginità e purezza, ma ricchezza e status. Ancora oggi l’abito bianco resta la quintessenza del matrimonio e una sposa che sceglie altri colori è spesso considerata audace.