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Venerdì, 31 Agosto 2018 14:53

Quando è nato il primo supermercato

Era il 6 settembre del 1916 quando venne aperto a Memphis, in Tennessee, il primo vero «self-service grocery store» della storia, letteralmente la «drogheria fai-da-te», più comunemente chiamata SUPERMARKET

 Il fondatore, Clarence Saunders, lo chiamò Piggly Wiggly, nome che ancora oggi è avvolto nel mistero.
Quando gli chiesero il perchè di un appellativo così particolare, rispose: «Perchè così le persone se lo chiederanno spesso». 

Prima dell’avvento dei supermarket, la gente faceva la spesa nelle drogherie, consegnando al commesso la famosa lista delle necessità e attendendo che questo andasse sul retro del negozio a cercarle.
L’innovazione portata da Piggly Wiggly sta proprio qui: niente più proprietario di botteghina che sceglie per il cliente, molti più acquisti dovuti alla modalità, che nessuno all’epoca si sarebbe aspettato, del «vedo qualcosa, quindi la voglio».
Una rivoluzione, insomma, nei consumi. 

Con il passare del tempo le dinamiche del fare la spesa si sono modificate, arrivando ai giorni nostri nelle modalità che tutti conosciamo, ma è anche grazie al Piggly Wiggly, compagnia ancora oggi presente nel sud degli Stati Uniti, se andiamo al supermercato. 

Il primo supermercato in Italia nasce a Milano nel 1957, in via Regina Giovanna.
Il nome non è quanto di più originale possa partorire una mente umana: SUPERMARKET. Sarà merito del designer svizzero Max Huber, che si occupò della grafica dell’insegna con la caratteristica S che si allunga su tutta la scritta, se oggi conosciamo la Esselunga. 

Venerdì, 31 Agosto 2018 14:27

Chi ha inventato il primo bancomat

Forse non tutti sanno che l'inventore dell'Atm (Automated teller machine) è lo scozzese John Shepherd-Barron, che lavorava per la De La Rue Instruments.
L'uomo raccontò in seguito di aver avuto l'idea in bagno, dopo essersi recato in banca e aver trovato chiuso: perché non inventare una macchina per dispensare denaro 24 ore su 24, simile a quelle che all'epoca distribuivano cioccolata nei bar?
E così l'azienda costruì il primo per la Barclays Bank, che entrò in funzione il 27 giugno 1967

Quei primi distributori distribuivano solo banconote da dieci sterline e funzionavano con speciali cheque monouso, immersi nel Carbonio14. Solo più tardi venne introdotto il Pin, il codice numerico, da un'idea dell'ingegnere inglese James Goodfellow. Tra gli altri titolari di brevetti legati agli sportelli automatici anche Luther George Simjian, che nel 1930 registrò un brevetto a New York. Proprio nella grande mela nel 1961, la City Bank of New York aveva inaugurato un "Bankograph", che però funzionava solo come deposito di denaro e assegni.

Per la sua invenzione, Shepherd-Barron fu insignito del titolo di Obe, Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico, dalla regina Elisabetta solo quasi 40 anni dopo, a fine 2004. 

L'apparecchio comparve in Italia, dove viene comunemente chiamato "bancomat", nel 1976. La prima a dotarsene è la Cassa di Risparmio di Ferrara.

Oggi si calcola che ce ne siano in circolazione oltre un milione e 700 mila.

Venerdì, 31 Agosto 2018 12:16

Come è nato il make-up

La donna, fin dall’antichità ha sempre dimostrato una grandissima passione nel “dipingersi” il volto, prestare cure alla propria pelle, profumarsi e detergersi.
Ma quali erano i prodotti che utilizzavano le nostre antenate e i segreti della loro bellezza?
Il trucco, come si può vedere tutt’oggi dai meravigliosi decori che ancora accompagnano alcuni siti archeologici, era già noto per esempio ai tempi dell’Antico Egitto, dove Re e Regine erano soliti decorare il proprio volto per esaltare la propria bellezza.
Gli occhi, in ogni caso e in ogni luogo, sono sempre e comunque contornati con una linea nera, come ancora oggi fanno le donne con la matita.
Quella linea nera, quelle decorazioni sugli occhi degli antichi egizi, erano realizzate grazie alla malachite, un ossido di rame di colore verde chiaro, che nel Medio Regno verrà sostituita dal Kohl, un minerale di piombo di colore nero, con il quale si usava sempre dare risalto agli occhi. 
Ma l’ingegno delle donne egizie prevedeva anche una sorta di crema scrub per l’epidermide, realizzata con carbonato di sodio, miele e sale marino, ottima per ammorbidire e levigare la pelle del corpo.

E in Grecia?
Come le donne egizie, anche le greche utilizzavano il kohl, ma la vera novità era l’uso dell’ombretto: infatti, si usava molto colorare le palpebre, con colori di varia natura. Il blu, l’azzurro ed il verde erano i colori più usati, come si nota anche dai reperti che sono stati ritrovati. Anche le sopracciglia avevano un loro ruolo estetico, per questo venivano messe in risalto e scurite con del carbone o con l’antimonio; avere sopracciglia lunghe e scure era sinonimo di forte carattere.
La pelle veniva illuminata invece con degli estratti di minio, ancusa o fuco, dai colori forti e rossicci, per dare risalto alle guance e renderle rosee, sinonimo di perfetta salute. Anche le labbra avevano una loro tintura: solitamente si usava il rosso estratto dall’oricello e lo si passava sulla bocca con un apposito pennello.

Roma invece, almeno inizialmente, le donne curavano la propria igiene solo con acqua e delicati profumi: era infatti abitudine non appesantire i propri lineamenti, lasciando il viso libero da contaminazioni esterne.
Già i poeti romani non vedevano di buon occhio le donne che usavano truccarsi e, nelle loro poesie, erano soliti deriderle: il trucco veniva usato per camuffare i lineamenti, ed era considerato quindi non appropriato e deriso. Con gli anni, la libertà delle donne romane crebbe, fino a divenire consueta abitudine l’uso del cosmetico.
Le donne facoltose potevano permettersi prodotti adatti alla loro bellezza, mentre le altre usavano ciò che la natura offriva loro in maniera grezza. Le sopracciglia venivano scurite ed allungate, proprio come si fa oggi, con l’aiuto di un bastoncino sottile su cui veniva posto del carbone o mina di piombo.
Gli occhi venivano contornati con un composto speciale, creato grazie alle formiche abbrustolite, che potevano dare l’effetto di un kohl. Il colore nero era molto usato anche per creare dei piccoli nei finti, molto di moda all’epoca. La pelle poi veniva curata con speciali creme, create da un mix di alimenti, come il latte ed il miele: la crema così composta veniva spalmata sull’epidermide, almeno una volta al giorno e serviva a rendere la pelle liscia e luminosa!
Amavano avere la pelle pallida, quasi bianca, per questo veniva colorata con un impasto di argilla e biacca. Le palpebre invece venivano colorate con i pigmenti naturali, ottenuti dalle piante ed i colori più usati erano il verde ed il rosso. Anche la bocca veniva colorata e si utilizzava il minio, con il quale si producevano veri e propri rossetti.

Che dire quindi, fin dall’inizio dei tempi, le donne amavano il mondo della cosmetica e non mancavano certo di farne uso nella quotidianità, oltre che nelle occasioni speciali, esattamente come si fa ancora oggi.

Del resto, la vanità è donna!

Venerdì, 31 Agosto 2018 11:26

Chi ha inventato il carrello per la spesa

Tutti noi usiamo il carrello per la spesa, ma vi siete mai chiesti come è nata questo oggetto oramai indispensabile?

Nel lontano 1937 Sylvan Goldman, vedendo mamme con bambini nei negozi, che avevano difficoltà nel trasportare il cesto per la spesa (sempre pieno), decise di assumere più commessi per aiutarle, ma la cosa non funzionò

Gli venne così la brillante idea, guardando una sedia pieghevole, di posizionale sul sedile di quella sedia il cestino, di mettere delle ruote sulle gambe e una maniglia dietro.

Nacque così il primo carrello images

 

Gli uomini però non presero bene questa invenzione, quindi inizialmente fu un grande flop.
Vi chiederete il perchè fu un flop; essendo gli uomini troppo orgogliosi, non volevano farsi aiutare, dopo anni facendo avanti indietro con i passeggini.

Goldman però sapeva che ce l'avrebbe fatta e non si diede per vinto: decise di assumere, nel suo supermercato, donne e uomini belli per far finta di spingere il carrello della spesa. Mise inoltre una hostess fuori dal negozio, per pubblicizzare la sua geniale e utile invenzione.

Dopo tre anni, finalmente il carrello della spesa divenne molto popolare per la sua utilità e comodità. I nuovi supermercati iniziarono anche a progettare corridoi più ampi, proprio per permettere ai carrelli di passare.

Ma il carrello inventato da Goldman non è come quello che usiamo oggi noi: quello utilizzato ora è stato inventato da Orla Watson nel 1947, che brevettò carrelli con il cestino fisso e dotati di un'apertura posteriore, in modo che potessero essere infilati l'uno nell'altro.

Tra l'altro, tra Goldman e Watson ci fu anche un contenzioso in tribunale.

Nemmeno i carrelli ideati da Orla Watson sono quelli che realmente usiamo oggi, anche se erano i loro prototipi. Da allora ci sono stati dei ritocchi, come l'aggiunta del seggiolino per bambini, i supporti per le bottiglie e la fondina per la pistola e, da quel 1950, è cambiato poco.

Mercoledì, 29 Agosto 2018 14:57

Come è nato il gelato

La produzione e il consumo del gelato risale ai tempi dell'antica Roma. Sembra però che, anche la civiltà greca, quella araba e anche i cinesi facessero uso di questo alimento.

Naturalmente il gelato di allora era ben diverso da quello di oggi.
Ad esempio Alessandro Magno si faceva preparare un composto di frutta, spezie, miele e neve che può ritenersi un lontano antenato del gelato così come lo intendiamo oggi.

Notizie più certe riguardo il gelato si hanno a riguardo di Bernardo Buontalenti, un cuoco fiorentino, che nel 1565 riuscì a preparare una miscela simile a quella che conosciamo oggi. 
Egli riuscì ad introdurre alcune tecniche di refrigerazione presso la corte di Caterina de' Medici prima ed in seguito presso il  CafèProcope di Parigi, dove veniva servita una grande varietà di gelati.
Il successo che il Buontalenti riscosse contribuì a far diffondere in tutta Europa le botteghe dei mastri gelatai italiani.
La tecnica usata per la produzione del gelato prevedeva l'uso di un recipiente in legno riempito di ghiaccio e sale che a sua volta circondava un altro contenitore in rame che conteneva la miscela da lavorare.

Secondo altri, il gelato fu preparato per la prima volta da un certo Ruggeri, sempre di Firenze, che grazie ad un preparato che comprendeva panna, zabaione e frutta divenne ben presto famoso, tanto che fece fortuna a Parigi.

Tra le varie scuole che si sono distinte nel tempo nella fabbricazione del gelato merita senz'altro citazione quella veneta, in particolare quella del Cadore e della provincia di Belluno, che ha saputo farsi apprezzare in tutto il mondo.

 

 

 

Martedì, 28 Agosto 2018 15:50

Come è nata la caffettiera

Il caffé si diffuse in Europa agli inizi del Seicento, grazie ai veneziani e ai genovesi che commerciavano con l’Oriente.

Risale invece alla prima metà del Seicento l’apertura dei primi caffé pubblici a Venezia. L’uso del caffé si propagò poi in tutta Italia: la nuova bevanda infatti veniva apprezzata non solo per il suo gusto, ma anche perché si riteneva che possedesse delle proprietà digestive.

La diffusione del caffé nei paesi occidentali fu accompagnata dall’ideazione di svariati modelli di caffettiera.

Risulta che oggi in Italia di caffettiere se ne utilizzino soprattutto di tre tipi:

cuccumella

 

  la napoletana (cuccumella in napoletano), inventata dal francese Morize nel 1819; quando raggiunge l’ebollizione viene capovolta per avviare l’infusione che avviene per gravità

 

 

 

 

moka

 

  La moka fu inventata nel 1933 dal piemontese Alfonso Bialetti. Suo figlio Renato la rese poi famosa in tutto il mondo pubblicizzandola con “l’uomo con i baffi”;

 

 

 

 

macchine da caffè a leva gaggia

 La macchina espresso, che si presenta nelle versioni professionali da bar e in quelle da casa.

La prima macchina espresso italiana fu realizzata da un ingegnere milaneseDesiderio Pavoni, che nel 1905 fondò la ditta La Pavoni e iniziò a produrne una al giorno, in una piccola officina a Milano.
In seguito il milanese Achille Gaggia introdusse la macchina a pistoni, da cui sono derivate le versioni attuali: grazie ad esse si produce il caffé molto rapidamente e il suo sapore risulta meno amaro.

 
 

 

 

 

Caricabatterie 

downloadUno degli oggetti destinati a scomparire è il caricabatterie degli smartphone.

Ma questo strumento è destinato a svanire o, perlomeno, non sarà più in questa forma e sarà perfezionato, consentendo a tutti i dispositivi di rimanere sempre pronti e carichi.Fino a qualche anno fa, con una carica si andava avanti per giorni interi, mentre oggi si arriva a stento a fine giornata.

 

 

 

CD/DVD

cd dvd blu ray discs

Stessa sorte avranno anche i supporti fisici, come i DVD e le chiavette USB, che spariranno alla stregua di cassette VHS.

Oramai tutti gli spettacoli, i film e le serie TV si possono vedere in streaming, quindi i nostri amati CD avranno ancora vita breve.

 

Portafoglio

61RmbHJ0 VL. UL1500

 A breve potremo lasciare in un cassetto anche il portafogli, perchè non ci occorrerà più. 

Con le varie applicazioni degli smartphone come Apple Pay e Samsung Pay, renderanno di fatto obsoleto il concetto di portafogli.

 

Chiavi 

chiavi

Anche le chiavi saranno presto destinate a scomparire dalle nostre tasche. Entro 20 anni le serrature si apriranno grazie a collegamenti WI-FI o attraverso la tecnologia BLUETOOTH.

Molto presto, le carte magnetiche apriranno anche le porte di casa, dell’ufficio e dei locali appartenenti ad uno stesso individuo.

 

 

Password

password 866979 960 720 Cosa dire delle password? Per anni siamo stati abituati a scrivere su agendine e foglietti (magari perdendoli) centinaia di password, magari poi rischiando di non ricordarci dove venivano scritte. A breve, però, non avremmo più bisogno di scriverle, perchè il futuro sta rivoluzionando il concetto di password rendendole, oltretutto, più sicure.

Il riconoscimento vocale, la scansione delle impronte digitali e dell'iride e il riconoscimento facciale, sono solo alcuni dei "mezzi" che possono essere utilizzati per le password del futuro.

A tal proposito, una delle password più usate (purtroppo) è la semplicissima 1234.

Ricordatevi di inserire sempre una password sicura, ne va dei vostri dati e della vostra privacy.

Fax

 fax service 2000x1000Fino a pochi anni fa i fax, soprattutto in ambito lavorativo, erano fondamentali. Era impensabile entrare in un ufficio e non vedere una di quelle macchine infernali. Ora tutti usano e-mail e scanner per fare quello che fanno i fax, meglio, più velocemente e in modo più economico. I fax sono praticamente già scomparsi.

 

 Cabine telefoniche

5628264942 553ed164e4 bPurtroppo anche la cabina telefonica è destinata a scomparire.

Diverse compagnie di telecomunicazioni, in tutto il mondo, hanno annunciato che lasceranno il mercato dei telefoni pubblici visto che, ormai, tutti possiedono un telefono cellulare.

In futuro se esisteranno ancora serviranno solo per le emergenze.

 

 

 

Martedì, 28 Agosto 2018 09:02

La birra è stata inventata da una donna!

Secondo una leggenda, la birra è nata grazie all'errore e alla sbadataggine di una donna, che dimenticò un piatto di cereali fuori casa. Ci fu un temporale, i semi si bagnarono….e così nacque la birra.

Si ipotizza che la birra sia nata casualmente dal pasticcio di una signora che, nel tentativo di trovare un modo per conservare i cereali in acqua, ha dato vita a una fermentazione ante litteram.

A partire da quel fatidico e fortunatissimo errore, la birra è sempre rimasta fortemente legata alle donne, che possono senza dubbio essere considerate le prime vere birraie della storia.

Nelle primitive civiltà brassicole la scelta e la cura degli ingredienti, così come la preparazione stessa di quella che può essere considerata la prima forma di birra, era infatti appannaggio delle donne e avveniva all’interno delle mura domestiche.

In quanto detentrici del sapere in materia birraia, le piccole grandi scoperte che hanno via via contribuito alla nascita della birra in senso moderno, sono riconducibili sempre alle donne; per esempio furono loro a intuire che, masticando i grani, la fermentazione avveniva più velocemente, fatto di cui poi la scienza ha effettivamente dato riscontro rintracciando nella saliva umana la ptialina, un enzima che trasforma l’amido in zuccheri adatti alla fermentazione. Sempre nelle civiltà primitive, è femminile anche la maggior parte delle divinità legate alla birra e ai prodotti della terra utili alla sua preparazione: la dea sumera Ninkasi, Hathor in Egitto, la babilonese Nidaba, Cerere, la dea romana del raccolto e la sua versione greca Demetra, Yasigi in Africa, la figura mitologica armena Armalu; a loro era affidata la buona riuscita dei raccolti che avrebbe permesso di fare birra buona e in quantità.